“Arte e tradizioni del Natale a Caccamo e nell’universo culturale imerese” di Domenico Campisi


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 Articolo tratto dalla Rivista Distrettuale LIONS SICILIA – Febbraio 2015

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Come sappiamo l’umile rappresentazione presepiale con personaggi viventi, fu realizzata per la prima volta, il 25 dicembre 1223, dal poverello di Assisi, di ritorno dalla Terra Santa, in una grotta della selva di Greccio, nei pressi di Rieti, dove il Frate si raccoglieva in preghiera.

Da allora iniziò una tradizione ormai consolidata da secoli in tutte le comunità cristiane.

Il culto del Presepe fu diffuso da Francescani, Domenicani e Gesuiti. Fin dal suo primo manifestarsi, fu limitato alle Chiese ma in seguito fu introdotto nelle case.

La sua introduzione nelle case risale al 1517, l’anno in cui San Gaetano da Thiene fu ispirato a celebrare la memoria della Natività.

Il più antico Presepe è quello eseguito nel 1291 da Arnolfo di Cambio che si trova nella Basilica romana di Santa Maria Maggiore. Venne realizzato intorno alle reliquie della culla di Gesù, costituita da cinque assicelle portate da papa Teodoro I, di ritorno da Gerusalemme.

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L’affresco di Giotto, nella Basilica Superiore di Assisi, ripropone l’episodio di Greccio e raffigura San Francesco che depone il Bambino Gesù in una culla fra l’ammirazione dei presenti.

L’affresco di Giotto, nella Basilica Superiore di Assisi, ripropone l’episodio di Greccio e raffigura San Francesco che depone il Bambino Gesù in una culla fra l’ammirazione dei presenti.

Giotto e Arnolfo si attengono ai testi evangelici e rappresentano Gesù nella mangiatoia. Gli apocrifi collocarono la mangiatoia in una grotta e affiancarono a essa il bue e l’asinello, con i pastori e i Magi in adorazione.

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La Natività venne diffusa di secolo in secolo e in ogni tempo e vide i suoi artisti e i suoi cultori, cimentarsi in opere d’arte che esaltavano, nella loro mirabile espressione, il mistero della Redenzione.

A Caccamo e a Termini Imerese, grazie alle opere di scultori di valore quali Antonello Gagini, Andrea Mancino, Antonio Vanella e Giorgio da Milano, la Nascita del Salvatore fu realizzata sulle basi di statue raffiguranti la Vergine col Bambino, poiché la curva della caverna si adattava in modo più armonioso allo spazio esiguo dello stilobate.

A Caccamo, nella cappella del Santo Rosario della Chiesa Santa Maria degli Angeli, Antonello Gagini, figlio di Domenico, realizzò, nel 1516, su commissione del priore del Convento, Bartolomeo Crivelli, una splendida Madonna col Bambino, che stringe nelle mani un cardellino, simbolo della Passione, nello stilobate della quale, una Adorazione dei Magi, circondati da una teoria di angeli dalle ali a rondine, conferisce fascino all’opera.

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Nella cappella Libera Inferni della Chiesa Madre di Caccamo, Andrea Mancino e Antonio Vanella eseguirono, nel 1500, nello stilobate della Madonna della Grazia, la Natività.

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A Termini Imerese, il lombardo Giorgio da Milano collocò la Natività sulla base della Vergine di S. Maria di Gesù, nel 1484, con la Madonna e San Giuseppe, inginocchiati ai lati del Bambino.

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Una menzione a parte merita il Gruppo marmoreo della Natività di Termini Imerese, considerato il Presepe più antico di Sicilia. Fu commissionato nel 1495 dai Rettori della Confraternita della Chiesa  Maria SS. Annunziata allo scultore Andrea Mancino.

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Faceva parte del gruppo di artisti lombardi, attratti dalle diverse opportunità di lavoro che la committenza locale, per lo più aristocratici ed ecclesiastici, offriva loro.

In seguito, è stato trovato, però, un atto citato dal De Michele, dal quale si desume che la statua di San Giuseppe fu commissionata, nel 1516, allo scultore carrarese Francesco Del Mastro. Si può ritenere, quindi, che la prima statua non sia piaciuta ai committenti i quali, approfittando della presenza a Termini dell’artista di Carrara, impegnato a eseguire la Custodia per la cappella del Sacramento nella Chiesa Madre, gli abbiano affidato il rifacimento dell’opera. L’omogeneità delle qualità stilistiche e formali delle tre statue, lascia tuttavia supporre che siano state scolpite proprio dal Mancino.

La scena della Natività, “piena di umiltà, silenzi e fervore”, con il Bambino deposto sulla terra e la Vergine stesa accanto, in atto di adorazione con San Giuseppe, la ritroviamo anche nella Predella del Trittico del 1453 nella Chiesa della Misericordia  di Termini Imerese, attribuita a Gaspare  da  Pesaro e collaboratori.

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Una pittura su tavola di pittore siciliano, della fine del XV secolo-inizi secolo XVI, raffigurante l’Adorazione dei Magi, si trova nel Museo Civico di Termini Imerese. L’opera, donata dai Frati della Chiesa del Monte al Comune, presenta i Magi in atteggiamento di adorazione. Gaspare, in ginocchio, porge l’oro nelle mani del Bambino seduto sulle ginocchia della Vergine, accanto a San Giuseppe. In secondo piano, sul lato destro, il seguito regale. Sullo sfondo si apre un paesaggio di rocce.

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Nella navata destra della Maggiore Chiesa di Termini Imerese, prima del transetto,  si trova la cappella della Natività in cui si conservano: un gruppo statuario del XIX secolo, con Gesù Bambino in ceramica, la Madonna e San Giuseppe in cartapesta;

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Una tela ad olio di pittore siciliano del XVIII secolo, che ricalca schemi manieristi, raffigura l’Annunzio ai Pastori. L’artista presenta tre pastori che ricevono da un angelo l’annuncio della Nascita del Redentore.

 

Nella stessa cappella, un dipinto a olio su tela, di autore del XVIII secolo, raffigura l’Adorazione dei Magi

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La Natività non fu privilegiata come nel Settecento che vide artisti noti, come il palermitano Vito D’Anna (1718-1769), e oscuri scultori dar vita ad opere che, ancora oggi, suscitano ammirazione e stupore.

Nel nostro caso, meritano di essere ricordati:

– Vincenzo La Barbera, architetto e pittore termitano (c.1577-1653) che, nel XVII secolo, esegue a Caccamo, nell’intradosso della cappella della Madonna del Santo Rosario nella Chiesa di S. Maria degli Angeli, i Misteri del Rosario, tra cui spicca la Nascita di Gesù con l’Adorazione dei Pastori, Cappella del Santo Rosario.

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La piccola tela, secondo lo studio condotto dallo storico dell’arte Giovanni Corrieri di Termini Imerese, in occasione del IV Centenario della nascita dell’artista, faceva parte di una tela più grande raffigurante la Madonna del Rosario e Santi, secondo la diffusa iconografia nel mondo cristiano, con al centro la Madonna col Bambino e attorno i quindici Misteri. Il Corrieri ipotizza che la tela con la Madonna col Bambino tra i Santi Pietro Martire da Verona e Antonio, collocata nella cappella dedicata al Beato Giovanni Liccio, sia la parte centrale dell’opera, più volte restaurata, attribuita a Vincenzo La Barbera che, nel panorama artistico e culturale del suo tempo, occupa un posto non secondario del manierismo allora imperante.

Il riquadro della Natività, nell’ impostazione iconografica, è simile all’Adorazione dei Pastori di Guido Reni nella Certosa di S. Martino a Napoli. La scena del primo piano che raffigura un pastore genuflesso in adorazione davanti al Bambino, richiama la figura della “Crocifissione di San  Pietro” del Caravaggio.

 – Giovanni Bonomo, pittore caccamese, che ispirandosi ai modi di Sebastiano Conca, realizza nel 1729 a Caccamo, una tela a olio raffigurante l’Adorazione dei Pastori per la Chiesa delle Anime Sante del Purgatorio.

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Tra i personaggi raffigurati, un fanciullo reca in una mano una colomba e esprime, col gesto  dell’altra, la meraviglia dell’inconsueta luce abbagliante che avvolge la scena della Natività. Sempre al Bonomo è attribuita una Natività che ritroviamo dipinta nella Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo.

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Fra Felice da Sambuca, che alla fine del XVIII secolo, esegue per il Convento dei Padri Cappuccini di Caccamo, due tele raffiguranti l’Adorazione dei Pastori e l’Adorazione dei Magi. Le due opere, collocate nel coro della Chiesa, sono dipinte con delicata naturalezza, con il Bambino in braccio alla Madonna, avvolto da una calda luce di amore materno. Gli occhi di Maria e di Giuseppe sono velati di tenera malinconia, presagio del futuro Calvario.

Un dipinto su tela, eseguito da artista legato ai modi del manierismo isolano, del secolo XVII, che raffigura l’Adorazione dei Magi, si trova nella cappella del SS. Crocifisso della Chiesa di S. Maria degli Angeli a Caccamo.

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Nel transetto di sinistra della stessa Chiesa, una tela ovale di pittore siciliano del XVIII secolo raffigura la Natività, in cui San Giuseppe tiene la simbolica verga fiorita.

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Una tela, eseguita, nel 1817, dal pittore caccamese Luigi Rizzo, raffigurante la Natività di Gesù, è collocata nella cappella Maria Ausiliatrice dell’Annunziata di Caccamo.

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Un tondo in stucco della Natività, di autore siciliano, adorna la cappella della Chiesa dell’Annunziata di Caccamo.

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Preziosi Presepi realizzati con l’impiego di materiali diversi quali il corallo, l’avorio, la madreperla, l’ambra, l’agata, la tartaruga e varie presenze marine, soprattutto conchiglie, ebbero nel Trapanese, grazie all’attività dei fratelli Tipa, il loro massimo splendore.

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Tra questi è il Presepe della seconda metà del secolo XVIII, già del Museo di Termini Imerese, che pure include la scena dell’Adorazione dei Magi. Il Presepe, come nota Maria Concetta Di Natale, è inserito in una custodia di legno dipinto, la cosiddetta “scarabattola”. La base è in agata; la sagomatura presenta cinque lati frontalmente con cornici e piedini in rame, decori fitomorfi in argento sbalzato, corallo e madreperla. La scena è ambientata su una superficie rocciosa, realizzata in corallo e ceralacca.  Sullo sfondo, un’architettura di stile classicheggiante in cui si alternano corallo, madreperla e pietre dure, presenta un arco spezzato entro il quale s’inserisce la composizione principale con i personaggi della Natività scolpiti in avorio, con raffinata delicatezza. Ai lati, alberi in corallo con foglie d’argento, fiori di madreperla e un angioletto d’argento, definiscono la scena.

Alla sommità dell’architettura centrale quattro angioletti reggono cartigli. La scena culmina in alto con la figura del Dio Padre in avorio con il globo in mano sopra delle nuvole, circondato da raggi di rame dorato.

Tra le produzioni più caratteristiche sono da ricordare le figure da Presepe sapientemente realizzate in cera che ebbero nel siracusano Giulio Gaetano Zumbo, il loro più grande rappresentante.

Nella città di Caltagirone, rinomata per la sua ceramica ma anche per i suoi Presepi, la produzione raggiunse risultati di notevole pregio grazie alla bottega dei Bongiovanni-Vaccaro.

Di particolare stile espressivo sono le pitture su vetro raffiguranti il ciclo della Natività, ascrivibili alla bottega dei fratelli Mario e Antonio Zizolfo, attivi prima a Partinico e poi a Palermo. Nei loro dipinti lo stile è principalmente quello della pittura di carretto tardo-ottocentesca. La dipendenza della pittura del carro da quella su vetro, si nota nelle opere di Paolo Orefice, Filippo Ficano e Cola Carrozza, allievi dei fratelli Zizolfo; dei bagheresi Emilio Murdolo e Salvatore Fricano. Quest’ultimo, allievo dei fratelli Ducato di Bagheria, nella sua ben avviata bottega di Termini Imerese, quartiere fuori Porta Euracea, realizza nelle chiavi, nei pizzi e nelle sponde dei carretti, opere raffiguranti anche il tema della Natività.

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Nel Museo civico di Termini è esposta una splendida Adorazione dei pastori dipinta a olio su vetro, eseguita a cavallo dei secoli XVIII- XIX, da ignoto pittore siciliano. Raffigura la Madonna, San Giuseppe e il Bambino appena nato e due pastori adoranti in ginocchio. Sul lato destro in alto, un angelo reca un nastro con la scritta “GLORIA IN…”.

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Un aspetto più diffuso del precedente è caratterizzato per l’utilizzazione di materiali “poveri” quali il legno, in particolare il tiglio, la tela e la colla, possibili a più ceti sociali.

Fra le figure di maestri artigiani, eccelse nel Trapanese, Giovanni Matera (1653-1718) detto Lu pasturaru.

Non è improbabile che il termitano Antonino Indovina (1836-1925), per la realizzazione dei suoi splendidi Presepi, abbia conosciuto proprio l’arte del Matera alla quale sicuramente dovette ispirarsi. Indovina, imprenditore edile, si dedicò, fin dall’età di dodici anni, all’arte del Presepe per passione e per diletto.

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La rappresentazione dell’Adorazione dei Magi, che appartiene alla pronipote Maria Concetta, si può considerare una delle opere più riuscite dell’Indovina. La Madonna col Bambino Gesù, come nota Stefania Terzo, riceve l’ossequio di Gaspare, il più anziano dei Magi che fa cenno di inginocchiarsi. San Giuseppe, scostato rispetto al gruppo, accoglie Baldassarre dalla pelle scura, mentre Melchiorre, il più giovane dei Magi, è raffigurato con le mani giunte, in posizione adorante.

Non è da dimenticare Giulio Catanzaro di Termini Imerese che, nel secolo scorso, realizza i suoi splendidi Presepi utilizzando legno, creta, fili di ferro, stoffa e colla, lasciati in eredità ai figli.

Negli anni 1952-1954, lo scultore Filippo Sgarlata, nato a Tunisi ma da genitori termitani, nel pieno della sua maturità artistica, realizza ai lati  del presbiterio della  Chiesa della SS. Annunziata di Caccamo, quattro medaglioni di gesso che illustrano la vita di Gesù, dei quali due raffiguranti la Natività e l’Adorazione dei Magi. L’opera fu portata a termine per l’intervento finanziario della benefattrice caccamese Angelina Fusci.

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Nel 2004, il pittore e scultore Nino Parlagreco di Piazza Armerina ma caccamese d’adozione, realizza una originale Natività in terracotta e vetro. L’artista presenta il Bambino proteso verso l’alto, sorretto teneramente dalla Vergine e da S. Giuseppe, avvolto da una luce sfavillante, alla sommità della quale la stella annuncia il sacro Evento.

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In tempi recenti, Caccamo e Termini Imerese, come del resto alcuni paesi e città della Sicilia, organizzano e fanno rivivere la suggestiva magia del Natale nei quartieri più antichi, con i personaggi della tradizione siciliana e con degustazione di prodotti e dolci tipici, tra cui spiccano i buccellati di mandorle e di fichi, riproponendo uno spaccato di vita contadina con usi e mestieri, ormai scomparsi.

A Caccamo, nella cornice del Castello medievale, è stata realizzata nel 2013, grazie ad alcune associazioni culturali, alla Pro Loco e a un gruppo di volontari, col patrocinio del Comune, per la regia del creativo e tenace Vittorio La Rosa e il coordinamento di Michele Scaletta, una singolare manifestazione del Presepe vivente.

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La rappresentazione teatrale, unica nel suo genere, conservando intatta la sacralità e la misticità dell’Evento e seguendo un percorso particolarmente suggestivo, attraverso vari ambienti del Castello, tra figuranti, musici, poeti, trombettieri, voci soliste e adoranti, ha accompagnato e coinvolto il visitatore in un viaggio fantastico, lontano nel tempo, proiettandolo nei secoli XVI e XVII.

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Nel 2014, il Presepe di Corte fu riproposto, con i costumi e i personaggi del XVIII secolo, con l’aggiunta dei Re Magi. Il giorno dell’Epifania i Re Magi, in ginocchio, resero omaggio al Bambino con l’offerta di doni. Fu questo uno dei momenti celebrativi più significativi della sacra rappresentazione, manifestando la prevalenza del potere divino sui sovrani della terra.

A Termini Imerese, per iniziativa dell’Associazione “Presepiando”, presieduta da Mariano Barbara, dioramista di talento, col patrocinio del Comune e il sostegno dei Lions e delle associazioni locali, negli anni scorsi, è stata allestita, nel Museo Civico “Baldassare Romano”, una spettacolare mostra di Presepi cui hanno partecipato appassionati collezionisti e abili artigiani, riscuotendo consenso di critica e di pubblico.

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La mostra dell’Associazione termitana, quest’anno, con il placet di Don Giuseppe Calderone e la direzione artistica di Giovanni Buscetta, è stata allestita nella settecentesca Chiesa delle Anime Sante del Purgatorio di Caccamo; mentre la rappresentazione del Presepe vivente, curata da Giovanni Esposto Liccio, è realizzata nel quartiere Terravecchia, primo nucleo abitativo di Caccamo, situato ai piedi del Castello che conserva immutato  il fascino del borgo medievale.

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Domenico Campisi   – LC Termini Imerese Host


                                                                                      

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Presepe ortodosso ambientato nella piazza Rossa di Mosca, realizzato da MARIANO BARBARA

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