“A proposito di un Convegno a Licata sul tema de “La Buona Scuola”” di Vittorio Galvani


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*Articolo tratto dalla Rivista Distrettuale LIONS SICILIA – Maggio 2016*


L’incarico che il Governatore Francesco Freni Terranova mi ha dato di presiedere il Comitato “La Scuola come  valore sociale” mi ha consentito di porre  all’attenzione di un pubblico, non di specialisti del settore, le problematiche legate all’introduzione della legge 107, quella detta de “La Buona Scuola”  e di presentare alcune riflessioni sul tema.

Ciò è quanto è avvenuto nell’incontro che ho fatto in occasione  del Convegno organizzato dal Lions di Licata sul tema “La Buona Scuola: luci ed ombre” tenutosi il a Licata il 5 marzo 2016.

Opportunamente il  Presidente Nicolò  La Perna ha messo nel titolo dell’incontro  l’espressione “Luci e Ombre”, perché, in realtà, un giudizio netto sulla capacità della legge di dare risposte ai numerosi problemi della Scuola, per il momento è difficile darlo. Sono tanti gli interrogativi; eppure, nonostante gli interrogativi, non c’è dubbio che lo Stato Italiano abbia fatto un grande sforzo legislativo, finanziario, normativo; non c’è dubbio che sul tema della Riforma della Scuola, ci sia un impegno di rafforzare questo importante segmento della formazione dei giovani.

La Scuola  è una delle Istituzioni del nostro Paese che anche noi Lions dobbiamo sostenere per fare uscire questo Paese da una crisi che non è soltanto una crisi finanziaria, è anche una crisi etica, è una crisi di valori. La Riforma è un grande laboratorio dell’innovazione che ci attende. C’è molto da lavorare. Le norme della legge 107 erano attese da tempo, ma la legge è arrivata in modo improvviso. Non ci si aspettava che dovesse apportare tanti cambiamenti in un colpo solo ed in rapida sequenza. E’ chiaro che quando una legge arriva in modo dirompente nella nostra società dobbiamo essere attenti a coglierne sia gli aspetti positivi, sia gli aspetti da migliorare per adottare con spirito costruttivo tutti gli interventi che è possibile suggerire per il futuro.

Proverò  ora a dare qualche indicazione di alcuni punti critici, di alcuni nodi irrisolti. 

Siamo nella Scuola delle conoscenze, la trasmissione del sapere nella Scuola avviene per conoscenze, non per promuovere competenze. Ciò produce un deficit rilevante nel capitale formativo dei nostri giovani i quali si diplomano con un anno di ritardo in media, rispetto ai loro colleghi di altri Paesi europei e del mondo, entrano nella vita attiva con un discreto bagaglio di conoscenze, quando queste conoscenze ci sono e sono padroneggiate, ma anche con alcuni svantaggi culturali e con un deficit di capacità di intervento e di inventività relativi a specifici campi di conoscenza e di esperienza.

Ce lo dicono le ricerche internazionali OCSE-PISA in cui risultiamo agli ultimi posti nella competenze che riguardano abilità fondamentali come la  lingua madre e la matematica. Soprattutto nel nostro Meridione abbiamo un problema di competenze, cioè di capacità di applicare le conoscenze a contesti concreti di vita e di lavoro.

La legge 107 è solo un inizio del lavoro.

Che cosa manca?

Manca  la riforma dei Cicli. La Legge 107  ha fatto consapevolmente la scelta di non affrontare in modo sistematico il tema dei cosiddetti Ordinamenti scolastici, che sono stati invece il punto di attenzione della Riforma Berlinguer mai realizzata e della Riforma Moratti nel 2003.

Ricordiamo quali erano le discussioni e le alternative: si trattava di decidere su alcune alternative: Quali erano? Si trattava di organizzare l’ordinamento scolastico per livelli di scuola elementare, media e superiore, oppure con un  Primo e un Secondo ciclo; si trattava di fare un percorso secondario unitario oppure differenziato, un Biennio unico e un Triennio di Specializzazione oppure Licei, Istruzione Tecnica, Istruzione Professionale, Formazione professionale. La Legge 107 ha evitato di riproporre questi problemi che sono problemi di fondo e di principio.

Quindi, per fare un esempio, il discorso sulla Scuola Media è un discorso ancora aperto. La Scuola Media che cosa è? E’ scuola di Orientamento?, è scuola di socializzazione?, è scuola secondaria?, appartiene al segmento dell’istruzione primaria o già si proietta nella secondaria?  E che cosa è l’Esame di Stato che conclude i tre anni di Scuola media? Perché è stato conservato, se il ciclo dell’obbligo termina  dopo?

Credo che bisognerà una buona volta rispondere a questi interrogativi ed avere il coraggio di fare, in quel segmento di istruzione, dei cambiamenti radicali necessari per un livello di età in cui i ragazzi sono ormai nella piena adolescenza. Altrimenti avremo sempre un punto di debolezza nel Sistema scolastico Italiano, un punto di debolezza che ci riconoscono le indagini internazionali.

Ma cosa ci permette di fare la Legge 107, con nuove risorse e nuovi strumenti che mette a disposizione.

Ci sono alcune aree di intervento importanti.

La prima è quella relativa alla modernizzazione e allo sviluppo organizzativo con lo strumento dell’Autonomia scolastica. Questo è un tema che va elaborato sulla specificità della Scuola che non è una organizzazione qualsiasi bensì una organizzazione che si occupa della formazione dell’Uomo e del Cittadino.

L’altro tema è l’alternanza Scuola-Lavoro. L’alternanza Scuola-Lavoro è presente nel nostro ordinamento scolastico della Scuola secondaria di 2^ grado e nel Sistema di Istruzione e Formazione professionale da oltre 10 anni, ma è la prima volta in Italia che una norma stabilisce un monte ore obbligatorio per tutti, per esperienze di alternanza rivolte a tutti gli studenti, inserite nell’orario curriculare; e anche con la possibilità di stipulare convenzioni, oltre che con Aziende industriali e commerciali, anche con Enti pubblici, con Ordini Professionali, con Enti che svolgono attività che riguardano il patrimonio artistico, culturale e ambientale.

Un altro aspetto da considerare è il rapporto Scuola-Famiglia. Si parla tanto di Sistema educativo integrato, ma parlare di sistema educativo integrato significa prendere in considerazione non solo la Scuola, non solo il mondo del lavoro, ma anche l’ambiente primario in cui gli alunni vivono e quindi la Famiglia per i riflessi che la cultura educativa elaborata dalla Famiglia può avere sugli altri sistemi formativi e sul sistema sociale in generale.

E vorrei concludere con un’ultima annotazione.

Non si può banalmente  pensare che questa legge faccia del Dirigente scolastico il padre-padrone della Scuola o che ci possa essere nella Scuola un padre-padrone.  Se fosse così, l’impostazione della Buona Scuola sarebbe stata già tradita prima ancora di cominciare.

L’Autonomia di cui si  parla non è certamente, come si tenta di far credere, l’arbitrio del Dirigente scolastico.

L’idea dell’Autonomia scolastica è l’idea dell’Autonomia di un contesto pubblico che è sempre il risultato della concertazione, del dibattito e della, condivisione di differenti soggetti e di differenti protagonisti, di tutti i protagonisti e gli utenti della Scuola, di quelli che sono dentro la Scuola e di quelli che sono fuori ma che hanno interesse a una Scuola all’altezza dei tempi e delle difficoltà del presente.


Vittorio Galvani – Delegato del Governatore per il Comitato “La Scuola come valore sociale: luogo del cuore e della mente, bussola di orientamento per orientarsi nella vita e nel lavoro”.


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